Il cerchio, il contenitore che coglie l’“essenza”
Uno strumento prezioso e antichissimo
Il Mandala è uno strumento prezioso e antichissimo che esprime la bellezza e la perfezione della geometria sacra, dell’ordine che è naturalmente presente in natura. La parola Mandala significa “cerchio”. Il cerchio, il contenitore che coglie l’“essenza”, la parte più vera di noi, e la rende visibile attraverso il colore e la forma. La nostra essenza, nel mandala, si esprime al centro. Tutto ciò che ruota intorno al centro sono gli strati della nostra personalità, i modi di essere, gli schemi acquisiti. È un mandala ogni schema o struttura che ruota intorno ad un centro e che presenta un’armonia, una simmetria.
Il mandala è utilizzato, fin da tempi antichissimi, soprattutto in oriente, come strumento di MEDITAZIONE e CENTRATURA, di preghiera e di guarigione. È inoltre un meraviglioso mezzo con cui potersi esprimere e conoscere.
Fu Carl Gustav Jung, padre della psicanalisi e grande studioso di tecniche antiche, che ne approfondì la conoscenza viaggiando, acquisendo antiche conoscenze e sperimentandolo. Lo utilizzò nella terapia con i suoi pazienti, riscontrando risultati incredibili. Sperimentò con alcuni pazienti affetti anche da gravi nevrosi e psicosi i benefici della “terapia mandala”. Soleva far disegnare ai suoi pazienti i sogni notturni per poterli analizzare.
Quando scoprì che in questi disegni apparivano spesso “figure mandaliche” si incuriosì, cominciò a studiarli e propose loro di disegnare un mandala libero al giorno. Nel giro di un paio d’anni i miglioramenti erano strabilianti e il processo di guarigione era notevolmente accelerato.
Il Mandala è come uno SPECCHIO che riflette chi siamo e “come ci muoviamo” nel mondo, come ci rapportiamo nei confronti della vita e degli altri. Ci mostra il nostro stato di equilibrio o disequilibrio, sia fisico che emotivo.
Attraverso la “magia” del colore ci rivela le nostre emozioni, le paure, le difficoltà che incontriamo nel corso della vita e ci aiuta a superarle con dolcezza, in un modo divertente e giocoso.
Il mandala, per il semplice fatto di essere colorato o costruito, ci dona la possibilità di fermare il flusso dei pensieri e di ritrovare uno spazio protetto di pace dove esprimere emozioni in modo libero e non distruttivo, né per noi stessi né per gli altri.
Il Mandala è ovunque e nasce molto lontano nel tempo. È la forma più antica da cui è nata la vita. I Mandala sono immagini che ruotano attorno ad un centro, talvolta racchiuse da un cerchio altre volte inserite in un quadrato. Il quadrato simboleggia tutto ciò che è terreno, la materia; mentre il cerchio è l’immagine dello spirituale, del divino.
Il Mandala rappresenta il tentativo di unire la terra con il cielo, la materia con lo spirito. È costituito, a seconda della cultura di origine, da forme geometriche o antropomorfe, ognuna densa di significato simbolico ed archetipico. È un’immagine che si espande da un centro, e intorno al centro ruota in modo spiraliforme. È la rappresentazione della vita che nasce e che si espande.
Il big bang è un’enorme Mandala che da un centro si è espanso verso l’esterno. La luna, il sole, la terra, la cellula, i fiori, l’iride sono splendidi esempi di Mandala in natura.
I Mandala li ritroviamo ovunque, in ogni cultura e in ogni epoca. Ad esempio i rosoni delle chiese, le piante delle cupole e delle moschee, i disegni concentrici delle decorazioni arabe sono esempi di Mandala.
I Mandala possono essere disegnati, colorati, creati con oggetti e materiali di vario tipo, ma anche sognati, danzati, osservati e vissuti.
Gli indiani Navaho, per esempio, creano enormi Mandala sulla terra, fatti di pietre, sabbia ed oggetti naturali a scopo di guarigione. Il malato viene posto al centro del Mandala e dopo una serie di rituali viene invitato a distruggere il Mandala e in modo catartico la malattia viene trasferita al Mandala e poi distrutta.
Nella cultura ayurvedica i Mandala si chiamano Yantra e vengono utilizzati per la preghiera, la meditazione e come simboli di protezione.
Nel rituale di osservazione del Mandala c’è la ricerca di contatto ed immedesimazione nella divinità che vi è rappresentata. Vengono anche dipinti sui muri dei templi o delle abitazioni o collocati fuori dalla porta di casa in segno di protezione e buon auspicio.
Anche nella cultura tibetana il mandala nasce come strumento di preghiera. Ci sono monaci che vengono cresciuti e addestrati fin dalla tenera età per eseguire il rituale del Mandala. È realizzato con della sabbia colorata che viene collocata, con l’ausilio di un piccolo cono zigrinato e di un metodo certosino, su una struttura base predefinita, colma di significati simbolici.
Questa operazione è realizzata in stato di meditazione ed è accompagnata dalla recita di un mantra. È una pratica di perfezione e centratura perché non può esserci la minima distrazione: non è possibile fare correzioni.
A livello religioso, in questa operazione, c’è l’intento di trasferire il divino nella sabbia e nel Mandala, dal macrocosmo al microcosmo, per poter poi distribuire questa energia di benessere e guarigione a tutto il mondo e ai suoi abitanti.
Ci vogliono giorni interi per realizzare un Mandala ed una volta terminato viene immediatamente distrutto. La sabbia viene gettata in un corso d’acqua affinché la preghiera e i suoi benefici possano diffondersi in tutto il pianeta.
Lo scopo della distruzione è anche quello di portare l’attenzione sul momento presente, sul qui e ora ed evitare gli attaccamenti: all’opera, all’oggetto, alla bellezza, perché è proprio l’attaccamento che genera dolore ed impedisce l’evoluzione.
Tutto è di passaggio, la materia, il corpo e il rischio, soprattutto nella vita occidentale contemporanea, è di vivere in una dimensione “illusoria”, fermi sui ricordi, piacevoli o spiacevoli del passato, o intenti a pianificare o preoccuparsi del futuro. Ma il passato non esiste più, in ogni istante della nostra vita noi cambiamo, ci evolviamo, e il futuro, anch’esso non esiste, è qualcosa che sarà, ma non possiamo prevedere come.
L’unica realtà vera è quella del momento presente, ma per poterla cogliere, vivere davvero, è necessario fermarsi, essere presenti, vigili ed attenti, e questo è possibile soltanto quando incontriamo il vuoto.
L’incontro con il “vuoto” è realizzabile attraverso la meditazione. Ci sono differenti tipi di meditazione e la costruzione o colorazione del Mandala rappresenta una delle sue tante modalità. In origine, infatti, il Mandala, sempre nella cultura tibetana, veniva utilizzato per rappresentare l’illuminazione del Buddha, e quindi un qualcosa di totalmente astratto, il vuoto, il nulla che si raggiunge in questo stato di estasi e pulizia.
Il Mandala si pone l’obiettivo proprio di “cogliere” questo vuoto, quella parte vera che esiste dentro di noi che è l’essenza. Lo coglie e lo “rappresenta” attraverso le forme e i colori.
Patrizia Castracani

Chi sono?
Sono Naturopata ed esercito oggi questa professione meravigliosa con sedute individuali, in cui utilizzo diverse tecniche olistiche a seconda dei bisogni della persona (come il colloquio, la riflessologia plantare, il massaggio olistico, la floriterapia, la fitoterapia, le visualizzazioni guidate) e percorsi collettivi di crescita interiore.
L’obiettivo è sempre uno: riportare l’individuo sul sentiero della salute, sul sentiero della sua vera natura perché è quando usciamo dal nostro progetto di vita, quando non usiamo i nostri talenti, quando viviamo e reagiamo alla vita in modo disfunzionale che si creano disagi e problematiche, sia di natura fisica che di natura emotiva.
A chiunque desideri cogliere la propria essenza
Sabato e Domenica
28-29 novembre 2026
Dalle 10.00 alle 17.30
Via S. Antonio, 16 Brescia (zona Mompiano)
Sede della Scuola di Naturopatia ConSé